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Tipologie di scatole. Packaging Milano

Tipologie di scatole

Tante scatole, tante soluzioni.

Ci sono una miriade di tipologie di scatole.

Le più comuni in cartone teso, sono gli astucci.  Sono quelli che hanno la stessa apertura sulla testa e sul fondo.

In alcuni casi il fondo deve esser più resistente e quindi serve un incastro a coda di rondine o addirittura incollata.  Ha senso per le medie/grosse quantità in quanto ci sono dei costi di avviamento che si giustificano solo con determinate tirature.

 

Infine ci sono quelle a “marmotta” o fondo e coperchio.

Sono un ottima alternativa alle  scatole ricoperte. Esteticamente sono simili ma hanno un doppio  vantaggio.

Occupano meno spazio sia nel trasporto che nell’immagazzinaggio in quanto viaggiano stese. Il secondo è prettamente economico, costano circa un terzo.

 

 

 

Scatola a coda di rondine

astuccio classico

fondo a scatto

scatola con fondo incollato

marmotta

scatola fondo e coperchio

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Comunicare con il packaging

comunicare

Come comunicare con il packaging

Progetto, nudi o vestiti.

Il progetto Nudi o Vestiti? indaga il mondo della  cartotecnica e dell’imballo come prodotto comunicativo e funzionale attraverso la lente della sostenibilità ambientale. Attraverso mostre, eventi e canali digitali Nudi o Vestiti? diffonde la cultura del packaging design e ne promuove una lettura critica.

Questo progetto collabora con Comieco attraverso il progetto editoriale ‘Idea for packaging: carta e cartone tra innovazione e sostenibilità’ per divulgare pratiche sostenibili e innovative nel campo del packaging design in carta e cartone.

In mostra sono presenti oltre 70 tipologie di imballi provenienti da più di 20 nazioni diverse. Vendere ogni giorno è sempre più difficile e l’abito che facciamo indossare al nostro prodotto è fondamentale.

Tutto ciò si poggia su le nuova fondamenta di neuromarketing.

Per velocizzare si intende sulla branchia del marketing basata su i sensi.

Estremizzando un bel pacco ti fa vendere di più..

 

 

 

http://www.nudiovestiti.it/it

Siamo sia scatolificio che produttori di packaging. ( scatolificio packaging)

 

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Differenza tra scatole ricoperte e automontati.

scatola automontate.

Molti clienti alla ricerca di una scatola a cofanetto o a marmotta, ci chiedono di produrre una scatola come quella dell’iphone.

Questo tipo di scatola offre sicuramente una robustezza e una eleganza degna di un prodotto che sfiora i mille euro.

A fronte di questi pregi ( robustezza ed eleganza ), questo tipo di scatole ha due grandi difetti. Il primo è il costo.

Infatti si tratta di una scatola che viene prodotta quasi interamente a mano, con lavorazioni artigianali. Questo per quantità fino a 5/10.000 pezzi.

Sopra queste quantità ci sono macchinari che sono in grado di avere una buona resa e riescono ad avere il prodotto finito ad un buon prezzo. Questo è il caso della famosa scatola dell’ iPhone prodotta in milioni di pezzi a un prezzo basso.

 

Differenza tra scatole ricoperte e automontati. Quali sono?

Detto ciò se vi trovate nel caso di produrre pochi centinaia o migliaia di pezzi, forse non sempre è la soluzione al vostro caso.

 

E anche se avesse la fortuna di dover produrre migliaia di pezzi, qui interviene il secondo difetto di questo tipo di scatole.

Il volume! Sono scale che sono già formate e confezionate. Vi ritrovereste  così a fare viaggiare aria e a dovere immagazzinare nelle logistiche o nei vostri magazzini  enormi mc di aria!

Quale scatola scegliere?

La soluzione ? Le scatole automontati! Come dice la parola stessa, questo tipo di packaging non necessita di  colle o altro per la sua formazione.

Viaggia steso e resta steso fino ad occupare un decimo del volume delle scatole ricoperte o abbigliate.

Questo fa scendere del 90 % il costo del trasporto e dello stoccaggio.

La rese estetica ? Molto ma molto simile alle scatole ricoperte, costando però un terzo o un quarto delle prime.

Vi servono scatole automontati personalizzate!

Allora perché spendere di più?

Se avete ancora dubbi in merito non esitare a contattarci, via email o via telefono.

Saremo lieti di spiegarti tutto per il meglio e di farti un preventivo molto dettagliato.

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Quali sono le funzioni del packaging?

Scatola in cartone personalizzata

Quali sono le funzioni del packaging?

Il packaging assolve a quattro funzioni:

  1. Contenimento del prodotto, del bene del quale usufruirà il consumatore;
  2. Protezione del contenuto da fattori esterni quali azioni meccaniche – urti, contatto con altri oggetti esterni. Ma  anche da contaminazioni da parte di agenti chimici – acqua, umidità, aria, ecc. – al fine di mantenerne la qualità inalterata nello spazio e nel tempo;
  3. Manipolazione della merce tra i vari utenti che compongono la rete distributiva. A partire dal produttore per arrivare all’utilizzatore o al consumatore;
  4. Presentazione del bene al consumatore, divenendo valore aggiunto e svolgendo una funzione comunicativa. Ciò grazie al trasferimento di informazioni dal produttore all’utilizzatore.

Per tutte queste ragioni il packaging deve essere studiato, progettato, realizzato da aziende specializzate, che siano in grado di agevolare l’assolvimento di tutte e quattro le funzioni nel miglior modo possibile. Molte volte il cliente si affida a semplici tipografie o aziende che stampano solamente.

Da queste non avrà sicuramente tutta la consulenza prevendita, la nostra esperienza nella realizzazione.

Affidatevi ad Arti Grafiche 3G per il vs packaging.

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Classificazioni degli imballaggi

Classificazioni degli imballaggi, come procediamo?

L’imballaggio si è evoluto nel tempo accrescendo la propria com- plessità. I fattori che hanno permesso quest’evoluzione sono stati diversi, tra i quali gli sviluppi nel mondo della comunicazione, dei processi tecnologici e dei materiali.

Proprio i materiali hanno portato a un ampliamento delle possibilità applicative e l’espansione verso nuovi settori merceologici. In que- sta ottica il design, le innovazioni di prodotto e la scienza e tecnolo- gia dei materiali hanno interagito divenendo senza ombra di dubbio causa ed effetto di cambiamenti .

Se fino a non molto tempo fa il packaging è stato maggiormente fi- nalizzato alla funzione di protezione del contenuto da contamina- zioni esterne, attualmente l’uso di materiali funzionali e delle nuove tecnologie ha permesso la generazione di una nuova categoria di imballaggi definita come smart packaging, nella quale un materia- le, un trattamento superficiale o una tecnologia permettono l’ag- giunta di funzionalità all’imballaggio.

Tipologia degli imballaggi

Prima di proseguire con la trattazione, risulta necessario distingue- re le tipologie di imballaggio esistenti:

1. Imballaggio per la vendita o imballaggio primario: imballaggio a contatto con il prodotto che costituisce, nel punto di vendi- ta, un’unità di vendita per l’utilizzatore o per il consumatore;

2. Imballaggio multiplo o imballaggio secondario: imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, il rag- gruppamento di un certo numero di unità di vendita, indi- pendentemente dal fatto che sia venduto come tale all’utiliz- zatore o al consumatore, o che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di vendita. Esso può es- sere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche;

3. Imballaggio per il trasporto o imballaggio terziario: imballag- gio pensato per facilitare la manipolazione ed il trasporto di merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, di un certo nume- ro di unità di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare la loro manipolazione singola. Inoltre, l’imballaggio terziario vuole minimizzare i danni connessi al trasporto.

Alcuni esempi di imballaggi cellulosici primari sono la scatola delle scarpe, il contenitore delle uova, il sacchetto del pane e i brick dei succhi di frutta, in quanto garantiscono la protezione e il conteni- mento del bene del quale usufruirà direttamente il consumatore.

Fanno invece parte degli imballaggi secondari, la scatola con la quale arrivano i prodotti acquistati on-line, gli espositori dei su- permercati e gli shopper dei negozi.

Imballaggi terziari

Infine, imballaggi terziari sono generalmente scatoloni per il tra- sporto utilizzati ad esempio dall’azienda produttrice al rivenditore, in maniera da riunire più unità di vendita o imballaggi secondari, che possono essere utilizzati – come nel caso dei discount – come veri e propri espositori della merce.

In funzione della loro composizione 16 gli imballaggi possono essere:

  • ›  Monomateriali, se costituiti da un unico materiale;
  • ›  Multimateriali, se presentano componenti realizzate in diffe-renti materiali che possono essere separate manualmente;
  • ›  Compositi (comunemente detti anche accoppiati o poliaccop- piati), se composti da due o più materiali non separabili ma-nualmente.
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Come scegliere la scatola giusta

Le tipologie di cartone ondulato. Come scegliere la scatola giusta

Il cartone ondulato

Tutto quello che c’è da sapere per individuare l’imballaggio più adatto

Il cartone ondulato per le sue caratteristiche di riciclabilità e biodegradabilità è diventato nel tempo il materiale più richiesto nella produzione di imballaggi robusti e versatili ideali per contenere, trasportare e proteggere.

Tecnicamente il cartone ondulato è un sandwich composto da due fogli di cartone piano (le Copertine) e uno o più fogli di cartone ondulato tenuti insieme da collanti naturali derivati da amidi di mais o fecola. Nel caso i fogli di cartone ondulato siano due o più, fra uno e l’altro si interpone un altro foglio di cartone piano chiamato Foglio teso centrale. Si parla allora di cartone ondulato a onda singola, doppia ecc. Inoltre poiché l’altezza dell’onda può variare da 1,5 mm a 5 mm, si possono avere combinazioni diverse che portano a spessori finali di cartone da 1,5 a 15 mm.

Ognuno degli elementi che costituisce un certo tipo di cartone ondulato può essere diverso per materiale, spessore e grammatura e insieme agli altri influenza le caratteristiche del prodotto finito. Utilizzando la legenda sotto riportata diventa facile individuarne con esattezza la tipologia.

Le tipologie di cartone ondulato. Come scegliere la scatola giusta

Esempio

Un cartone identificato dalla sigla KSTSK 56265 BC ha le seguenti caratteristiche:

  • Copertina esterna carta Kraft, classe 5
  • Prima ondulazione carta Semichimica in onda B, classe 6
  • Foglio teso centrale carta Test, classe 2
  • Seconda ondulazione carta Semichimica in onda C, classe 6
  • Copertina interna carta kraft, classe 5
  • Copertine

    Materiale
    • simbolo “K” – Kraft: carta con elevate caratteristiche meccaniche prodotta con pasta chimica di conifera al solfato; si ammette la presenza di pasta chimica di latifoglia e/o di pasta di semichimica nella misura non superiore al 20%.
    • simbolo “Kb” – Kraft bianco: come la precedente ma con finitura bianca.
    • simbolo “L” – Liner: carta con buone caratteristiche meccaniche prodotta in uno o più strati con materie fibrose.
    • simbolo “Lb” – Liner bianco: come la precedente ma con finitura bianca.
    • simbolo “T” – Test: carta con discrete caratteristiche meccaniche, prodotta come la Liner in uno o più strati con materie fibrose.
    • simbolo “Tb” – Test bianco: come la precedente ma con finitura bianca.
    • simbolo “C” – Camoscio: carta prodotta esclusivamente con pasta di recupero dotata di scarsa resistenza.
    • simbolo “Cb” – Camoscio bianco: come la precedente ma con finitura bianca.
    Grammatura
    • classe 2: g/mq 125
    • classe 3: g/mq 150
    • classe 4: g/mq 175
    • classe 5: g/mq 200
    • classe 6: g/mq 225
    • classe 8: g/mq 275
    • classe 9: g/mq 300
    • classe 02: g/mq 337
    • classe 04: g/mq 400
    • classe 06: g/mq 440

    Onde

    Materiale
    • simbolo “SS” – Semichimica Scandinava: carta con elevate caratteristiche meccaniche prodotta con pasta semichimica scandinava di latifoglia nella misura minima del 65%.
    • simbolo “S” – Semichimica: carta con elevate caratteristiche meccaniche prodotta con pasta semichimica di latifoglia nella misura minima del 65%.
    • simbolo “US” – Uso Semichimica: carta trattata con ottime caratteristiche meccaniche prodotta con pasta di carta da recupero e/o paste meccaniche o semichimiche.
    • simbolo “M” – Medium: carta trattata e non trattata con buone caratteristiche meccaniche prodotta con pasta di carta da recupero e/o paste meccaniche o semichimiche.
    • simbolo “F” – Fluting: carta con ridotte caratteristiche meccaniche prodotta esclusivamente con pasta di recupero.
    Tipologie
    • simbolo “A” – Onda Alta: onda altezza minima mm 4,5
    • simbolo “B” – Onda Bassa: onda altezza minima mm 2,5
    • simbolo “C” – Onda Media: onda altezza minima mm 3,5
    • simbolo “E” – Microonda: onda altezza minima mm 1,2
    • simbolo “F” – Microonda: onda altezza minima mm 0,7
    • simbolo “F” – Microonda: onda altezza minima mm 0,5
    • simbolo “K” – Onda Alta: onda altezza minima mm 5,0
    • simbolo “BA” – combinazione Bassa/Alta: onda altezza minima mm 7,0
    • simbolo “BC” – combinazione Bassa/Media: onda altezza minima mm 6,0
    • simbolo “EB” – combinazione Microonda/Bassa: onda altezza minima mm 3,7
    • Onda Alta – Determina un cartone con spessore superiore a 4,5 mm con ottima resistenza alla compressione verticale degli imballaggi e aumento del potere ammortizzante. Minore, rispetto ad altri tipi di onda, la resistenza alla compressione in piano. Stampabilità non ottimale a causa del passo dell’onda che non permette una perfetta planarità alla copertina.
    • Onda Media – Determina un cartone con spessore compreso tra 3,5 e 4,4 millimetri. Rappresenta un ottimo compromesso per il rapporto qualità/prezzo. A parità di grammatura delle copertine, offre una stampabilità migliore e garantisce una buona resistenza sia alla compressione in piano che a quella verticale in quanto subisce, nel corso delle normali operazioni di trasformazione, imballo e spedizione, uno stress minore di quello cui è sottoposto il cartone in onda “A”.
    • Onda Bassa – Determina un cartone con spessore compreso tra i 2,5 e 3,4 millimetri. Il numero di onde contenuto in un metro lineare assicura una buona resistenza alla compressione in piano e una buona stampabilità ma il suo ridotto spessore non favorisce la resistenza alla compressione verticale.
    • Microonda – Determina un cartone con spessore inferiore a mm. 2.5. Come onda singola il suo utilizzo nell’imballaggio tradizionale è minimo; è invece largamente usato nel cartone minitriplo “EB” ottenuto dall’accoppiamento di un’onda “E” con un’onda “B”. Eccellente stampabilità grazie all’alto numero di onde per metro lineare che determina la perfetta planarità della copertina. Concorrenziale con il cartoncino compatto nella produzione di astucci o similari.
    Grammatura Semichimiche e Medium
    • classe 2: g/mq 112
    • classe 4: g/mq 127
    • classe 6: g/mq 150
    • classe 9: g/mq 180
    Grammatura Fluting
    • classe 2: g/mq 120
    • classe 4: g/mq 145
    • classe 6: g/mq 170
    • classe 9: g/mq 210
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Il packaging come fattore di sostenibilità

Il packaging come fattore di sostenibilità

– Quando l’imballaggio riveste un ruolo essenziale per l’ambiente

L’industria dell’imballaggio è chiamata a rispondere alle richieste dei consumatori che chiedono a gran voce l’utilizzo di imballaggi ecologici, fra certificazioni e nuovi materiali a minor impatto. Nel quadro di un’economia circolare, la carta sta giocando un ruolo fondamentale in sostituzione ai materiali a base di plastica.

Riciclabili, biodegradabili, compostabili e studiati in modo da evitare sprechi. In un’economia sempre più mirata alla sostenibilità, l’attenzione agli imballaggi diventa un punto cruciale. Anche nel settore della moda.

Rén colletive, collettivo che si occupa in maniera propositiva di moda sostenibile, ne parlerà nel prossimo webinar gratutio “Il packaging come fattore di sostenibilità – Quando l’imballaggio riveste un ruolo essenziale per l’ambiente“.

Federica Brumen, dell’area Ricerca e Sviluppo, contribuirà con una testimonianza sul tema del packaging cellulosico come esempio di economia circolare.

La partecipazione è gratuita, ma è necessaria la registrazione.

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Packaging sostenibile per i nuovi consumi in tempo di Covid19

carte e cartonei nel covid

Packaging sostenibile per i nuovi consumi in tempo di Covid19

Come stanno cambiando i comportamenti di acquisto in tempo di Covid-19? I modelli della domanda dei consumatori stanno cambiando molto rapidamente. Questo avviene tra paese e paese e tra le diverse categorie di prodotto.

In Italia la crisi ha cambiato l’aspetto del paniere dei generi alimentari che vede una crescita significativa della carta per uso igienico-sanitario. Altra parte anche la crescita di prodotti prevalentemente imballati in carta e cartone come farina, riso e pasta (fonte Mckinsey)

Infine l’intera catena di approvvigionamento è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale per la salute e il benessere della popolazione. Essi stanno lottando per tenere il passo con i picchi della domanda che dovrà essere gestita in modo proattivo.

“In Italia la crisi ha cambiato l’aspetto del paniere dei generi alimentari che vede una crescita significativa della carta per uso igienico-sanitario. Questo insieme alla crescita di prodotti prevalentemente imballati in carta e cartone come farina, riso e pasta.”

CIT
https://www.comieco.org/packaging-sostenibile-per-i-nuovi-consumi-in-tempo-di-covid19/

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Glossario per packaging e per cartotecnica

scatola automontate.

Glossario per packaging e per cartotecnica

Un breve elenco di (quasi) tutti i termi tecnici del nostro settore.

E’ importante usare la terminologia corretta per avere una comprensione maggiore tra il produttore e il cliente finale.

Abbondanza: è lo spazio necessario oltre la line di taglio per avere la sicurezza che il lavoro grafico non venga tagliato o che non si veda il rifilo bianco. Di solito è 3 mm.

Accoppiatura: fase della lavorazione che consente di accoppiare di solito un cartone gr 250 al microonda o all’onda nuda.

Astucci : packaging , normalmente incollato sul lato, che consente di proteggere il prodotto.

Realizzato in cartone teso o microonda.

Avviamento maccchina: fase di partenza della lavorazione che è un costo fisso. E’ tipica della stampa offset, della fustellatura, della incollatura.

Campione cliente: Campione fornito dal cliente o fac simile realizzato per farlo visionare.

Cartone teso:Si definiscono cartoncino e/o cartone teso i materiali cellulosici monopatinati, bipatinati o non patinati, con grammatura compresa fra 200 e 700 g/mq, non ondulati e destinati alla fabbricazione di astucci, scatole e contenitori pieghevoli, incollati o stesi.

Cartone ondulato: l cartone ondulato viene usato soprattutto nel settore degli imballaggi. Nella sua forma più semplice è costituito da due superfici di carta piana dette copertine che racchiudono una carta ondulata e che si legano tra loro con l’utilizzo di collanti naturali. È questa azione combinata delle copertine con l’onda interna che conferisce rigidità e resistenza all’insieme e ne determina l’efficacia nel confezionamento e nel trasporto delle merci.

Cartotecnica: lavorazione su carta e cartone al fine di fornire un valore aggiunto al prodotto.

Cianografica:  Prova su carta della parte grafica del prodotto da realizzare, da fornire al cliente per l’approvazione. Non rende fedelmente il colore, ma serve per farsi una idea di come e cosa verrà stampato sul foglio macchina.

Clichè: stampo in metallo, necessario per alcuni tipi di stampa.

Colla a caldo:  Preparato granulare o a panetti che, sciolto in appositi fusori alla temperatura di 160/180° C, può essere trasferito sui punti di incollaggio.

Colla vinilica: Adesivo a freddo, a base d’acqua, atto all’incollaggio.

Commessa: documento che contiene tutte le informazioni del lavoro.

Cordonatura:  Operazione che prepara la successiva piegatura. La sua funzione consiste nell’indebolire il cartone lungo linee ben definite. Viene effettuata da una sottile lama di acciaio e da una scanalatura intagliata con precisione nella matrice.

Crocino – Croce cerchiata a bordo stampa utilizzata come riferimento per la centratura cromatica.

Cromalin – Anche detto prova colore chimica o prova digitale. È una prova di stampa riprodotta su apposito supporto.

Disegno tecnico – Riproduzione in piano e in scala dello sviluppo del prodotto opportunamente quotato (disegni realizzati con Autocad o Artioscad i cui file hanno estensione .DWG, .DXF o .ARD).

Estrattore – Accessorio per fustella piana. Ha la funzione di facilitare l’estrazione degli sfridi interni ed esterni della sagoma tagliata dalla fustella.

Filetto cordonatore – Lama d’acciaio di diversi spessori e altezze che non presenta bordi affilati. Opportunamente tagliata e sagomata viene fissata su una base di legno.

Filetto da taglio – Lama in acciaio di diversi spessori e altezze che presenta un bordo affilato. Opportunamente tagliata e sagomata viene fissata alla base lignea della fustella.

Finestratura Fase di lavorazione cartotecnica che permette di applicare su astucci o scatole delle sagome di materiale plastico trasparente in modo da formare una finestra attraverso la quale si può vedere il prodotto.

Flessografia – La flessografia, più comunemente chiamata flexo, è un metodo di stampa rotativa diretta che usa lastre matrici a rilievo di gomma o di materiali fotopolimerici.

Foil – Film di materiale plastico, allestito in bobina, che supporta un preparato di vari colori (argento, oro e altre pigmentazioni).

Fustella – Utensile composto da lame d’acciaio, saldamente affrancate a una base lignea secondo un tracciato predeterminato in funzione del taglio e della piegatura del cartone. È un utensile senza asportazione di truciolo e viene normalmente utilizzata per la realizzazione di astucci o scatole. È realizzata su base piana e pertanto è denominata fustella piana o americana.

Fustella laser – Accessorio di legno multistrato spesso 18 mm, la cui superficie è stata preparata per il montaggio delle lame tramite la realizzazione di tagli effettuati con macchina automatica a raggio laser.

Fustella Pilota – Fustella piana utile a preparare una campionatura che presenta una sola posa completa (filetto e cordone).

Fustellato steso – Posa o sagoma piana non incollata.

Fustellatura – Fase della lavorazione cartotecnica che effettua taglio, rilievo e altri tipi di trattamento del foglio di cartone.

Impianto stampa – L’insieme dei file che occorrono per la realizzazione del prodotto nella sua completezza.

Incollatura – Fase di lavorazione cartotecnica che, tramite l’unione e l’incollatura dei due lembi dell’astuccio o della scatola, completa la lavorazione rendendo il prodotto utilizzabile o idoneo agli scopi previsti.

Messa in macchina – Raccolta della documentazione per dare inizio alla lavorazione.

Packaging cartonato – Prodotto la cui copertina è formata da una plancia accoppiata a cartone pesto di vario spessore.

Piega – È la linea che indica le pieghe (cordonature) della fustella. È consigliabile rimanere a 3/5 mm di distanza per evitare di stampare testo e immagini proprio sulle pieghe.

Piegaincolla – La piega-incollatura dell’astuccio o del fustellato rappresenta una fase opzionale della lavorazione cartotecnica; si rende, infatti, necessaria solo quando il fustellato in questione sia da montare, a mano o in automatico. Le piegaincollatrici rappresentano, infatti, l’ultimo anello della catena di produzione cartotecnica e permettono di produrre in linea, ad alte velocità, tutte le tipologie di imballaggio.

Pinza – Lato del foglio (generalmente il lato lungo) che viene afferrato dalle pinze della macchina da stampa e della fustellatrice.

Pose – Numero di pezzi presenti su un foglio.

Preavviamento – Tutte le operazioni effettuate fuori macchina atte a favorire o snellire la fase di avviamento.

Resa – Numero di pose con la stessa sagoma presenti sullo stesso foglio.

Resa mista – Indica una distribuzione di stampa in cui sono presenti sagome di forma o con grafica diversa.

Sagoma – Perimetro di un prodotto cartotecnico (astucci, scatole ecc.).

Scatola da imballo – Imballo di tipo americano realizzato in cartone ondulato a una o più onde.

Scatola rigida – Scatola realizzata con carta, monopatinata o speciale di grammatura fino a un massimo di 200 gr/mq., accoppiata a cartone ondulato.

Squadra – Lato del foglio (generalmente quello corto) che viene accompagnato sul registro squadra della macchina da stampa e della fustellatrice.

Standard Color – Riferimento cromatico o colore speciale Pantone fornito per indicazione.

Taglio – Indica la linea di taglio della fustella. È consigliabile mantenere ad almeno 3 mm di distanza da questa linea oggetti, testi e informazioni importanti.

Tracciato o Lucido – Disegno completo della fustella in scala 1:1, normalmente realizzato con plotter su fogli di materiale traslucido, preparato dal fustellificio o dalla progettazione.

Zona di incollatura – Indica la zona riservata alla colla. È importante lasciarla libera dalla grafica che altrimenti verrebbe coperta dalla patella di incollatura.

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La gerarchia nel packaging

Scatola in cartone personalizzata

Il packaging moderno può essere suddiviso in diverse categorie, in base alla funzione svolta ed al suo ruolo nella catena produttivo. Primario, secondario e terziario. 
Il packaging, innanzitutto, viene definito come il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura,nel nostro caso cartone, adibito a contenere determinate merci, dalle materie prime fino ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore. Oppure  all’utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo.
Ne consegue che a seconda della posizione di un determinato imballaggio all’interno della filiera, esso potrà essere ricondotto ad una delle seguenti categorie, in una vera e propria gerarchia del packaging:

1. IMBALLAGGIO PRIMARIO

L’imballaggio primario è quello che costituisce un’unità di vendita per l’utente finale o per il consumatore. 

La funzione di questo è valorizzare il prodotto e proteggerlo.
Tra gli imballaggi primari, come detto, vengono considerati anche gli imballaggi a perdere. Ovvero quelli che al termine della filiera si trasformano in rifiuti, smaltiti dal consumatore finale in modalità differenti a seconda del loro materiale costitutivo, in particolare in contesto cittadino attraverso la raccolta differenziata.

2. IMBALLAGGIO SECONDARIO

L’imballaggio secondario è quello che raggruppa un certo numero di unità di vendita. È anche chiamato imballaggio multiplo e la sua caratteristica principale è che sia presente un altro imballaggio al suo interno a separarlo dal prodotto. Questo perché possa essere rimosso senza alterarne le caratteristiche. Non è necessario che il prodotto contenuto sia venduto raggruppato o suddiviso nelle singole unità, la sua finalità è prettamente logistica: infatti, facilita il rifornimento degli scaffali nel punto vendita.

3. IMBALLAGGIO TERZIARIO

Esiste infine un terzo tipo di imballaggio dal punto di vista funzionale, quello per il trasporto, concepito per facilitare la movimentazione delle merci durante lo spostamento da un punto all’altro della filiera. Evitando i danni connessi ai rischi fisici che questo incontra lungo il suo percorso.

Sempre più aziende stanno spostando il packaging dalla plastica al cartone, un materiale molto più ecologico ed ecosostenibile.