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scatola automontate.

Glossario per packaging e per cartotecnica

Glossario per packaging e per cartotecnica

Un breve elenco di (quasi) tutti i termi tecnici del nostro settore.

E’ importante usare la terminologia corretta per avere una comprensione maggiore tra il produttore e il cliente finale.

Dalla a alla C!

 

Abbondanza: è lo spazio necessario oltre la line di taglio per avere la sicurezza che il lavoro grafico non venga tagliato o che non si veda il rifilo bianco. Di solito è 3 mm.

Accoppiatura: fase della lavorazione che consente di accoppiare di solito un cartone gr 250 al microonda o all’onda nuda.

Astucci : packaging , normalmente incollato sul lato, che consente di proteggere il prodotto.

Realizzato in cartone teso o microonda.

Avviamento maccchina: fase di partenza della lavorazione che è un costo fisso. E’ tipica della stampa offset, della fustellatura, della incollatura.

Campione cliente: Campione fornito dal cliente o fac simile realizzato per farlo visionare.

Cartone teso:Si definiscono cartoncino e/o cartone teso i materiali cellulosici monopatinati, bipatinati o non patinati, con grammatura compresa fra 200 e 700 g/mq, non ondulati e destinati alla fabbricazione di astucci, scatole e contenitori pieghevoli, incollati o stesi.

Cartone ondulato: l cartone ondulato viene usato soprattutto nel settore degli imballaggi. Nella sua forma più semplice è costituito da due superfici di carta piana dette copertine che racchiudono una carta ondulata e che si legano tra loro con l’utilizzo di collanti naturali. È questa azione combinata delle copertine con l’onda interna che conferisce rigidità e resistenza all’insieme e ne determina l’efficacia nel confezionamento e nel trasporto delle merci.

LA CARTOTECNICA 

Cartotecnica: lavorazione su carta e cartone al fine di fornire un valore aggiunto al prodotto.

Cianografica:  Prova su carta della parte grafica del prodotto da realizzare, da fornire al cliente per l’approvazione. Non rende fedelmente il colore, ma serve per farsi una idea di come e cosa verrà stampato sul foglio macchina.

Clichè: stampo in metallo, necessario per alcuni tipi di stampa.

Colla a caldo:  Preparato granulare o a panetti che, sciolto in appositi fusori alla temperatura di 160/180° C, può essere trasferito sui punti di incollaggio.

Colla vinilica: Adesivo a freddo, a base d’acqua, atto all’incollaggio.

Commessa: documento che contiene tutte le informazioni del lavoro.

Cordonatura:  Operazione che prepara la successiva piegatura. La sua funzione consiste nell’indebolire il cartone lungo linee ben definite. Viene effettuata da una sottile lama di acciaio e da una scanalatura intagliata con precisione nella matrice.

Crocino – Croce cerchiata a bordo stampa utilizzata come riferimento per la centratura cromatica.

Cromalin – Anche detto prova colore chimica o prova digitale. È una prova di stampa riprodotta su apposito supporto.

DALLA C ALLA M!

Disegno tecnico – Riproduzione in piano e in scala dello sviluppo del prodotto opportunamente quotato (disegni realizzati con Autocad o Artioscad i cui file hanno estensione .DWG, .DXF o .ARD).

Estrattore – Accessorio per fustella piana. Ha la funzione di facilitare l’estrazione degli sfridi interni ed esterni della sagoma tagliata dalla fustella.

Filetto cordonatore – Lama d’acciaio di diversi spessori e altezze che non presenta bordi affilati. Opportunamente tagliata e sagomata viene fissata su una base di legno.

Filetto da taglio – Lama in acciaio di diversi spessori e altezze che presenta un bordo affilato. Opportunamente tagliata e sagomata viene fissata alla base lignea della fustella.

Finestratura Fase di lavorazione cartotecnica che permette di applicare su astucci o scatole delle sagome di materiale plastico trasparente in modo da formare una finestra attraverso la quale si può vedere il prodotto.

Flessografia – La flessografia, più comunemente chiamata flexo, è un metodo di stampa rotativa diretta che usa lastre matrici a rilievo di gomma o di materiali fotopolimerici.

Foil – Film di materiale plastico, allestito in bobina, che supporta un preparato di vari colori (argento, oro e altre pigmentazioni).

Fustella – Utensile composto da lame d’acciaio, saldamente affrancate a una base lignea secondo un tracciato predeterminato in funzione del taglio e della piegatura del cartone. È un utensile senza asportazione di truciolo e viene normalmente utilizzata per la realizzazione di astucci o scatole. È realizzata su base piana e pertanto è denominata fustella piana o americana.

 

Glossario per packaging e per cartotecnica

Fustella laser – Accessorio di legno multistrato spesso 18 mm, la cui superficie è stata preparata per il montaggio delle lame tramite la realizzazione di tagli effettuati con macchina automatica a raggio laser.

Fustella Pilota – Fustella piana utile a preparare una campionatura che presenta una sola posa completa (filetto e cordone).

Fustellato steso – Posa o sagoma piana non incollata.

Fustellatura – Fase della lavorazione cartotecnica che effettua taglio, rilievo e altri tipi di trattamento del foglio di cartone.

Impianto stampa – L’insieme dei file che occorrono per la realizzazione del prodotto nella sua completezza.

Incollatura – Fase di lavorazione cartotecnica che, tramite l’unione e l’incollatura dei due lembi dell’astuccio o della scatola, completa la lavorazione rendendo il prodotto utilizzabile o idoneo agli scopi previsti.

DALLA M ALLA R!

Messa in macchina – Raccolta della documentazione per dare inizio alla lavorazione.

Packaging cartonato – Prodotto la cui copertina è formata da una plancia accoppiata a cartone pesto di vario spessore.

Piega – È la linea che indica le pieghe (cordonature) della fustella. È consigliabile rimanere a 3/5 mm di distanza per evitare di stampare testo e immagini proprio sulle pieghe.

Piegaincolla – La piega-incollatura dell’astuccio o del fustellato rappresenta una fase opzionale della lavorazione cartotecnica; si rende, infatti, necessaria solo quando il fustellato in questione sia da montare, a mano o in automatico. Le piegaincollatrici rappresentano, infatti, l’ultimo anello della catena di produzione cartotecnica e permettono di produrre in linea, ad alte velocità, tutte le tipologie di imballaggio.

Pinza – Lato del foglio (generalmente il lato lungo) che viene afferrato dalle pinze della macchina da stampa e della fustellatrice.

Pose – Numero di pezzi presenti su un foglio.

Preavviamento – Tutte le operazioni effettuate fuori macchina atte a favorire o snellire la fase di avviamento.

Resa – Numero di pose con la stessa sagoma presenti sullo stesso foglio.

Resa mista – Indica una distribuzione di stampa in cui sono presenti sagome di forma o con grafica diversa.

DALLA S ALLA Z!

Sagoma – Perimetro di un prodotto cartotecnico (astucci, scatole ecc.).

Scatola da imballo – Imballo di tipo americano realizzato in cartone ondulato a una o più onde.

Scatola rigida – Scatola realizzata con carta, monopatinata o speciale di grammatura fino a un massimo di 200 gr/mq., accoppiata a cartone ondulato.

Squadra – Lato del foglio (generalmente quello corto) che viene accompagnato sul registro squadra della macchina da stampa e della fustellatrice.

Standard Color – Riferimento cromatico o colore speciale Pantone fornito per indicazione.

Taglio – Indica la linea di taglio della fustella. È consigliabile mantenere ad almeno 3 mm di distanza da questa linea oggetti, testi e informazioni importanti.

Tracciato o Lucido – Disegno completo della fustella in scala 1:1, normalmente realizzato con plotter su fogli di materiale traslucido, preparato dal fustellificio o dalla progettazione.

Zona di incollatura – Indica la zona riservata alla colla. È importante lasciarla libera dalla grafica che altrimenti verrebbe coperta dalla patella di incollatura.

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    Obbligatorio da novembre 2010

    Si dice “reciclare” o “riciclare”?

    Si dice “reciclare” o “riciclare”?
    Chi non si è mai chiesto, ad esempio se si dice “riciclare” o “reciclare”?

    L’unica forma scritta esatta da poter usare è“riciclare”. Questa forma è ufficializzata nella lingua italiana dal 1959, anno in cui è stata attestata.

    HAI BISOGNO DI MATERIALE STAMPATO??  contattaci : saremo lieti di aiutarti!

    Si dice “reciclare” o “riciclare”?

    Come nasce il dubbio

    A creare confusione è il fatto che in francese e in inglese la forma usata per indicare questo verbo è “recycler” e, rispettivamente, “recycle”. La vicinanza culturale, linguistica e identitaria tra il popolo francese e il popolo italiano fa il resto del gioco.

    In poche parole siamo influenzati dal fatto che in francese ma soprattutto in inglese, la parola “riciclare” porti la “e” dove in italiano invece c’è la “i”. Questa dinamica riguarda non solo i nostri vicini francesi e inglesi, anche in Spagna e in Portogallo, ad esempio, viene usata la forma con la “e” in “reciclar”.

    Non solo francese e inglese

    Ma la lista delle lingue europee che usano la “e” nella parola “riciclare” non finisce qua. C’è anche il tedesco, ad esempio, che con il verbo “recyceln” prende parte al grande insieme delle lingue che non usano la “i”.

    In questo contesto, sostanzialmente l’italiano si trova in netta minoranza rispetto al resto dell’Europa dove perfino una lingua diversa da tutte le altre come il ceco, usa la “e” per la sua parola “recyklovat”, che vuol dire, appunto, riciclare.

    Origini antiche

    Altra motivazione è il fatto che il prefisso “ri” deriva dal latino “re” e quindi il suo naturale sviluppo sarebbe stato quello di evolversi dal latino conservando la forma “re”, invece nel corso della storia si è avuta una modifica che poi è stata infine attestata nel 1959.

    Si dice “reciclare” o “riciclare”? L’importante è poi farlo!

     

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      scatola abbigliata

      Scatole ricoperte.

      Scatole ricoperte

      Scatole ricoperte, scatole a marmotta. Pregi e difetti, similitudini e differenze.

      Le scatole ricoperte hanno la caratteristica di far risaltare e valorizzare il prodotto. E’ una sorta di confezione regalo che offre eleganza e robustezza al vostro prodotto.

      Eleganti scatole composte dal  fondo e dal coperchio, realizzate in cartone rigido rivestite con qualsiasi tipo di carta, finta pelle raffinati velluti, tela e sete da legatoria. Gli spessori utilizzabili del cartone utilizzato vanno da 1 a 4 mm con possibilità di personalizzare anche delle parti interne.

      Le scatole a marmotta sono l’evoluzione delle semplici scatole rettangolari/quadrate utilizzate da chi ama distinguersi.
      Nella scatola a marmotta il coperchio ricopre l’intera base regalando l’immagine di un prodotto di classe nonostante i costi restino sostanzialmente invariati rispetto alle gemelle con coperchio più basso.

      Di  recente le nuove tecnologie  ci permettono di produrle anche con spigolo vivo come quelle utilizzate da importanti marchi nel settore dell’informatica e telefonia.

      Rispetto alle scatole di cartone in cartotecnica risultano più eleganti. Hanno però anche dei punti deboli: il volume (sono già montate ) e il costo.

      Una eterna lotta tra due punti di vista.

      Siamo in grado di produrle ad ottimi prezzi entrambe.

      Fate una scelta ponderata in base alle vostre reali necessità.

      Sicuramente se avete una reale necessità di budget le scatole

      Alla luce di tute queste informazioni possiamo consigliare al meglio il nostro cliente.

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        imballaggi

        Check list per l’eCommerce

        Check list per il packaging nell’eCommerce.

        Le principali linee guida sono:

        • sensibilizzare tutti gli attori delle filiere logistiche dell’ eCommerce ai temi della sostenibilità ambientale del packaging
        • contribuire allo sviluppo di una filiera digitale attenta ai valori di sostenibilità ambientale
        • mettere a disposizione delle aziende del settore e della filiera logistica degli strumenti pratici e sintetici per valutare e gestire al meglio gli impatti ambientali del packaging per l’eCommerce.
        • Facilitare il dialogo tra tutti gli operatori
        • stimolare lo sviluppo del packaging specifico.

        Check list per il packaging nell’eCommerce

        Le linee guida e il codice di Autodisciplina sono destinate alle aziende che vendono online, agli operatori della logistica e dei trasporti per l’eCommerce e ai produttori di beni che intendono migliorare il loro impatto ambientale.

        I punti salienti sono otto.

        1. Utilizzare imballaggi facilmente riciclabili, ecosostenibili, rinnovabili e riutilizzabili.
        2. Ottimizzare il consumo di imballaggi e attivare un processo di miglioramento continuo
        3. Verificare sempre la direttiva europea sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.
        4. Sensibilizzare e coinvolgere i clienti
        5. Utilizzare imballaggi riutilizzabili per il reso della merce
        6. Utilizzare partner logistici e di trasporto più opportuni ai fini della sostenibilità ambientale
        7. Sensibilizzare i produttori nel progettare prodotti e loro imballaggi per l’eCommerce
        8. Verificare sempre l’applicazione di tutte le normative per la sicurezza connesse al packaging

        Tutto questo vi sarà utile in un momento in cui una percentuale elevata delle vendite passa dal fisico all’on line.

        Avere un packaging strutturato per la spedizione on line è essenziale per non restare indietro in questo moderna corsa all’oro. Infatti sempre più aziende focalizzano su questo importante canale di vendita il loro sforzi.

        L’importanza del packaging nell’eCommerce… una cosa impensabile solo 12/15 anni fa.

        Il packaging copre un ruolo chiave.

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          imballi

          Packaging ed eCommerce

          Packaging ed eCommerce.

          Secondo diversi studi di ricerca, chi acquista un prodotto è sempre più attento ai materiali con cui questo è imballato, confezionato, spedito, privilegiando nella scelta i brand che impiegano packaging ecosostenibili.

          La maggior parte dei consumatori infatti è ben contenta di spender di più per un oggetto con un imballaggio riciclabile ed ecosostenibile.

          Il 51 % dei Millenials cerca le indicazioni precise e i simboli che spieghino come riciclare le confezioni e la provenienza sostenibile dei materiali di produzione.

          Packaging ed eCommerce

          Con l’aumento delle vendite on line si pone un altro problema.

          Infatti il prodotto, già dotato del proprio packaging, necessita di un ulteriore packaging che ne garantisca l’incolumità durante il trasporto.

          La crescita stessa dell’ecommerce sta impattando pesantemente sul sistema packaging, aumentandone i volumi e modificandone i flussi con importanti conseguenze nella gestione del ciclo di vita degli imballaggi.

          Il tema è attuale e sentito molto nei grandi centri urbani.

          E’ così molto importante sviluppare una filiera digitale attenta ai valori di sostenibilità ambientale per coniugare il giusto packaging ed eCommerce.

          Tutto ciò sta rivoluzionando il mondo delle spedizioni, perchè sta rendendo più lunga ed articolata la catena di consegna merci, che coinvolge un numero elevato di operatori: non solo più produttori, corrieri e clienti, ma anche hub logistici, società di e-fulfilment, punti di ritiro e restituzioni delle merci.

          Una complessità che accresce il rischio di inefficienza e l’impatto sull’ambiente.

          Aziende come la nostra offrono al cliente diverse soluzioni per mitigare questo impatto, offerendo la possibilità di usare cartoni prodotti con materiale riciclato e riciclabile.

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            scatola a lingotto

            L’arte del mockup

            L’arte del Mockup.

            Il mockup è l’attività di riprodurre un oggetto o modello in scala ridotta o maggiorata.  E’ il prototipo che il cliente richiede per vedere e toccare con mano la sua idea di packaging.

            Molti clienti partono da una idea, da una intuizione da voler realizzare. All’interno della nostra azienda, personale qualificato, con decenni di esperienza, guida il cliente verso il packaging perfetto.

            Si parte da una piccola intervista o serie di domande per capire quale sia la reale funzione del packaging.  Avere l’obiettivo chiaro è molto importante.

            Molte volte la sfida è ardua. Il nostro personale  deve fare dei miracoli in quanto il packaging richiesto deve esser bello, resistente, accattivante e costare poco. Come dice il proverbio, “la botte piena e la moglie ubriaca”.

            Ma proprio nelle sfide più difficili si trova maggior soddisfazione.  E grazie alla nostra decennale esperienza il desiderio si trasforma in realtà.

            La seconda scelta riguarda il tipo di materiale ( carta, cartone nelle diverse qualità) il tipo di stampa ( offset o digitale, in quadricromia o a pantoni) e la finitura ( lucida o opaca, vernice o plastificazione).

            La nostra consulenza inoltre avviene anche sull’aspetto del prezzo. Molte volte i grafici consigliamo bene i clienti per la parte di loro competenza ma poi si perdono nelle fasi di realizzazione.

            In questo caso interveniamo noi , offerendo il miglior rapporto qualità prezzo, con soluzioni innovative.

            Definite le misure e il tipo di materiale si cerca di fornire un prototipo il più reale possibile.

            L’arte del Mockup

            Qui sul nostro sito una serie di campionature viste e approvate dai clienti.

            Proprio per questo, nell’era di internet e delle call, una visita presso il nostro stabilimento vi farà toccare con mano, materiali, scatole, prototipi che serviranno nel condurvi verso la scelta finale.

            Se hai bisogno di una consulenza gratuita e di un preventivo dettagliato scrivici pure e contattaci!

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              segnaposto

              Birra artigianale e packaging

              Birra artigianale e packaging.

              Ecco il binomio vincente: birra artigianale  e packaging.

              Se avete deciso di iniziare la vostra attività di birrai in proprio, sappiate che siete in bella compagnia: sono circa 650 i microbirrifici censiti in Italia, di cui circa 200 nati negli ultimi tre anni. La loro produzione media di circa 450-500 ettolitri a birrificio. Un dato che in realtà nasconde differenze enormi: solo 4 o 5 di questi superano i 10mila ettolitri annui, alcune decine i 2.500 ettolitri, un buon numero si colloca entro i 1.000 e 1.500 ettolitri, ma la maggior parte è ben al di sotto di questa cifra. Ma non lasciatevi scoraggiare dalla concorrenza: il consumo di birra in Italia è in costante aumento e ha raggiunto nel 2014 i 17,7 milioni di ettolitri, secondo AssoBirra, con un export di 2 milioni di ettolitri. Senza contare che i gusti dei consumatori si fanno via via più raffinati, alla ricerca di sapori distintivi e prodotti veramente genuini.

              «L’investimento iniziale non è poca cosa ma ovviamente dipende da che cosa si vuole fare. Fa molta differenza progettare di partire con un’attività che produrrà 1.000 ettolitri oppure 100mila».

              Diciamo, però, che difficilmente chi parte comincia con un progetto eccessivamente ambizioso. Anche perché spesso mancano proprio i capitali. Quindi, proviamo a fare i conti con un impianto di piccole dimensioni. «Per l’acquisto dei macchinari – prosegue – è prassi prenderli usati da chi sta rinnovando o ingrandendo le linee. Facendo l’ipotesi di arrivare a produrre entro 2-3 anni circa 1.000 ettolitri, i costi di impiantistica, seppure di seconda mano, si aggirano intorno ai 120-150mila euro. Che chiaramente salgono, se si vuole un impianto personalizzato, produrre subito più tipologie di birra, avere un’imbottigliamento semi-automatizzato… Le variabili sono molte. A questi costi si deve aggiungere un capannone, sui 350 mq, dove collocare l’impianto, supponiamo in affitto, per iniziare. Poi gli allacci, le materie prime, i permessi… Alla fine, al di sotto di 200mila euro è difficile stare».

              Più che la meccanica, pesa la burocrazia

              Dal punto di vista normativo, non sono richiesti particolari titoli di studio per aprire un birrificio. Basta rispettare le leggi previste per il settore alimentare. «Trattandosi di alimenti il corpus di leggi non è paragonabile a quello di nessun altro settore, forse solo il farmaceutico. «Senza contare tutti gli orpelli burocratici legati alle accise. In media si deve dedicare almeno un giorno a settimana a tempo pieno più 40 minuti circa ogni giorno solo per ottemperare agli adempimenti burocratici. E per settimana intendo sette giorni, perché nel birrificio si lavora sempre». I tempi per adempiere a tutti i permessi e controlli delle autorità per l’apertura, poi, variano da sei settimane a sei mesi a seconda delle zone d’Italia.

              Chi non si distingue ha vita breve

              Se entro un paio di anni si arriva a un ritorno sul capitale investito che permetta di pagare lo stipendio a sé e a un collaboratore, possiamo dire che si è fuori dal guado». Ma è sempre più difficile stabilire un break even: il mercato si fa più competitivo di anno in anno e il consumatore sempre più sofisticato e difficile da fidelizzare. «Per concludere vorrei dare un ultimo avvertimento: non pensate di arricchirvi con i microbirrifici. I margini sul fatturato sono molto limitati. Con un’offerta così ampia, anche i negozi specializzati hanno imparato a selezionare in modo molto rigido i cosiddetti “nuovi arrivati” e per avere successo è sempre più discriminante presentarsi con prodotti distintivi e qualitativamente impeccabili. Non ci si può improvvisare.

              Utilizzo del Marketing

              Per distinguersi dalla concorrenza sempre più aggressiva bisogna puntare su un piano marketing strutturato e efficace. Un packaging ben pensato e ben realizzato sarà la vostra arma vincente. Avere sul bancone del pub o del bar o ancora meglio sul tavolino del cliente un espositore, di pochi centimetri ma di alto impatto visivo è una mossa vincente. Con pochi centesimi al pezzo si avrà un forte ritorno economico.

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                Cartone a onde

                Caratteristiche della carta e del cartone

                Quali sono le caratteristiche della carta? Quali differenze? Cosa necessita il nostro packaging? Su quale carta lo farò stampare?

                Fondamentale per distinguere i tipi di carta/ cartone presenti in commercio è lo spessore o grammatura. Questa è una delle caratteristiche della carta più importante. 

                La grammatura di una carta altro non è che il rapporto tra il peso di un foglio, espresso in grammi, e la sua superficie, che si misura in metri quadrati.

                Tipi di carta

                In base alla grammatura si distinguono diversi tipi di carta

                • carta leggera o carta semplice con spessore tra 35-60 g/m2;
                • carta da stampa con spessore tra 60-115 g/m2;
                • carta ruvida con spessore tra 115-220 g/m2;
                • cartoncino con spessore compreso tra i 220 g/m2 e i 300 g/m2;
                • cartone, ovvero tutti i materiali cartacei che superano i 350 g/m2 di spessore
                • In genere la carta semplice è usa per le pagine dei quaderni o i fogli dei block notes.
                • la carta da stampa è quella che tutti conosciamo come “carta da fotocopie”, di norma conservata in risme di fogli oppure direttamente all’interno delle stampanti da ufficio. Disponibile nei due diffusissimi formati, l’A4 e l’A5, la carta da stampa ideale presenta una grammatura di circa 80 g/m2. 
                • Robusta e pregiata, la carta ruvida rappresenta la soluzione ideale per tutti gli utilizzi specifici legati al disegno: la speciale grammatura conferisce, infatti, a questa carta la capacità di assorbire e, dunque, trattenere sulla superficie più inchiostro rispetto ad altre grammature. La carta ruvida è adatta a qualunque tipo di impiego e si presta molto bene a ricevere, senza distinzione, i più diversi tipi di materiale: acquarello, tempera, china, grafite e carboncino.
                • Il cartoncino è certamente il supporto più utilizzato per stampare i biglietti da visita. La sua grammatura, liscia e particolarmente resistente nella consistenza, è perfetta per realizzare i materiali di rappresentanza aziendale più importanti
                • il cartone è in assoluto il tipo di carta più resistente: pesante e spessa, questa carta è costituita da uno strato ondulato centrale, racchiuso tra due fogli piani laterali. Di origini antichissime, risalenti addirittura alla Cina del XV secolo, il cartone è sempre stato usato per scopi commerciali, in particolare come materiale da trasporto per la vendita di prodotti di largo consumo.

                Tipologia di cartoni
                • Cartoncino o cartone piatto
                • Onda semplice, costituito da due fogli esterni e uno ondulato interno.
                • Cartone a onda doppia, costituito da tre fogli, di cui due esterni e uno centrale e tra essi due fogli o così vengono chiamati cartoni dello share.
                • Il cartone ondulato è il materiale utilizzato per gli imballaggi. È costituito da due superfici di carta piana, dette copertine, e una carta ondulata, il tutto tenuto insieme da collanti naturali. L’azione combinata delle copertine e dell’onda interna conferisce rigidità e resistenza al cartone e di conseguenza all’imballaggio. Esistono quindi tanti tipi di cartone che si differenziano in base alle carte con cui vengono realizzati, alle grammature, in base alle altezze delle onde (singola, doppia o tripla) ed al coefficiente di ondulazione.

                Tipologia di cartone

                • ONDA N – 0.7 mm
                • ONDA E (MICROONDA) – 1.5 mm
                • ONDA B (ONDA BASSA) – 3.0 mm
                • ONDA C – 4.0 mm
                • ONDA EB (MICROTRIPLO) – 4.5 mm
                • ONDA BC (TRIPLO) – 7.0 mm
                • ONDA CC – 8.0 mm
                • ONDA CCH (3 ONDE) – 13.5 mm

                Ecco infine alcuni nostri fornitori

                 

                http://rdmgroup.com/it/

                https://www.progestspa.com/it/cartone/ 

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                  packaging

                  Neuromarketing. L’importanza del packaging

                  Il Neuromarketing. L’importanza del packaging.

                  Le emozioni nel marketing

                  Le emozioni nei comportamenti di acquisto e di scelta, svolgono un ruolo non secondario, ma determinante.

                  Sempre più studi scientifici ci dimostrano come  intere parti del nostro cervello, che si è sempre creduto rilegate alle emozioni, svolgono un ruolo di primo piano nell’influenzare le nostre decisioni, comprese quelle di acquisto.

                  Il neuromarketing si offre dunque come disciplina capace di proporre alla ricerca sui consumatori strategie e metodi utili ed efficaci per misurare l’emozione che caratterizza qualsiasi atto di consumo e ogni forma di fascinazione per spot pubblicitari, siti web, packaging di prodotti o immagini di brand.
                  Ma come funziona il neuromarketing? Quali principi teorici ne giustificano l’applicazione nel campo dei consumi? Su quali basi scientifici che poggiano le tecniche che utilizza? Quali sono le principali strumentazioni? E soprattutto come usarle?

                  Il Neuromarketing. L’importanza del packaging.

                  Già rispondendo a queste domande la vostra azienda riuscirà ad acquisire un notevole vantaggio competitivo.

                   Neuromarketing. L’importanza del packaging.

                  Rendere l’acquisto del vostro prodotto naturale, spontaneo, ripetitivo ne farà la chiave del successo della vostra azienda e del vostro prodotto. Chiedete aiuto a chi produce scatole da oltre cinquanta anni

                  Il Neuromarketing. L’importanza del packaging.

                  All’interno della nostra struttura ci sono persone in grado di aiutarvi a sfruttare queste nuove conoscenze per vendere al meglio i vostri prodotti sfruttando le più moderne nozioni di marketing. Le nostre competenze e la nostra esperienza vi consentirà di aumentare l’appeal dei vostri prodotti.

                  Dotare il vostro packaging della giusta grafica, realizzarlo con il giusto materiale sarà una scelta vincente. Non solo la forma, ma anche il materiale o la finitura ( lucidità, opaca , a rilievo ..) faranno la differenza

                   

                  Fateci una chiamata, sapremo come indirizzarvi verso una scelta consapevole e vantaggiosa per entrambi.

                  Se hai un’azienda e se hai bisogno di packaging, contattaci pure: saremo lieti di aiutarti!

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                    scatola per canapa sativa

                    Infiorescenza di canapa Light.

                    Packaging cannabis light

                    Un mercato in espansione.. possiamo realizzare il packaging personalizzato per i vostri prodotti.

                    Dal Corriere delle Sera:

                    “Forse, un giorno, fumeranno il calumet della pace, ma è singolare che in provincia di Varese i due imprenditori più avanti nel mercato della cannabis legale siano due ex amici che hanno visto finire la loro storia d’affari nel sangue. Dopo l’abisso, per entrambi c’è stata la rinascita e da qui si parte per raccontare la loro storia. I protagonisti sono Giovanni e Marco: il primo oggi è uno degli sviluppatori del marchio Legal Weed, uno dei progetti che stanno nascendo nel mercato miracoloso della canapa legale in Italia; il secondo è un agronomo, negoziante e consulente nello sviluppo della ricerca sui semi per la cannabis legale.

                    Accade tutto nel piccolo paese di Orino, nell’ufficio di Marco Moscatelli, 41 anni, che è anche presidente della Pro Loco. Uno che aveva visto giusto e aveva avviato un progetto di coltivazione tra i prati del posto, con l’aiuto anche delle scuole, in cui mostrava com’era possibile che esistesse una canapa buona, adatta a usi artigianali e ornamentali. Qualche screzio sugli incassi di un’altra loro attività, poi un giorno il «chiarimento»: botte, calci, ferite reciproche, e un colpo di taglierino lungo il collo che Marco sferra a Giovanni Rossi, 35 anni, il socio. Marco lo porta in ospedale, a Cittiglio, va in carcere per tentato omicidio, patteggia a 4 anni, esce di prigione e la vita ricomincia.

                    Canapa sativa

                    Cambio di scena, tre anni dopo. Giovanni Rossi, il ferito, oggi è guarito. Lavora a Gavirate, ha quattro soci e con la sua azienda coltiva, in particolare, la tisana fior di canapa: «Ha un principio attivo bassissimo, dello 0,01 — racconta —. È praticamente nullo e vendiamo la tisana nei formati da 20, 10 e 5 grammi. Fa bene, rilassa e piace». Il mercato sta esplodendo, dicono gli esperti, sfruttando la legge che consente la coltivazione di piante sotto lo 0,6 di Thc (il principio attivo della cannabis), ma che non spiega come debba essere poi utilizzata la canapa. In teoria tutti parlano di vendita per uso tecnico. Basta non mangiarla e non accenderla per combustione.

                     Investimento

                    «Ho aperto l’azienda con un investimento di 20 mila euro più altri 40 mila raccolti dai clienti che hanno effettuato dei preordini», prosegue r Giovanni Rossi. «Con le tisane stiamo facendo il salto di qualità, il fatturato supera il milione di euro e vendiamo in tutta Italia. Inoltre creiamo lavoro: ho 15 dipendenti e 120 persone che ruotano nell’indotto. Il mercato sta crescendo e il nostro prossimo passo sarà aprire un marchio in franchising».

                    Non mancano i contrattempi. Giovanni Rossi, due mesi fa ha comprato della cannabis light in Svizzera. È giunto in dogana, ha mostrato la bolla e il prodotto, ma la Guardia di finanza si è insospettita. Lo ha seguito fino a casa, gli ha sequestrato 114 chili di piante. Ci sono state analisi e ricorsi: tutto era a norma, il Thc era nei limiti e il giudice non ha convalidato il sequestro. I sospetti in dogana nascono da un equivoco: i limiti di principio attivo consentiti in una pianta, in Svizzera, sono più alti rispetto all’Italia.

                     

                    Lavoro con aziende, faccio formazione ai piccoli agricoltori. Coltivo, ho i campi e le serre, ma in negozio vendo le sementi, le piantine o anche le lampade per consentire la crescita indoor». Di quello che è accaduto due anni fa parla poco. «È acqua passata, non mi disturba che anche Rossi si occupi di questo mercato, ma ormai siamo in due mondi diversi». La cannabis light sta ridando a entrambi una prospettiva dopo una terribile avventura. «Tempo fa fondai un negozio che si chiamava Semi Matti — aggiunge Moscatelli —, sono un pioniere del settore che oggi, in Italia, ha

                    superato i 400 punti vendita. La clientela ha tra i 30 e i 50 anni, tante donne e non c’entra nulla con la droga. Chi si vuole sballare la compra da altri parti».”

                    Dallo scorso anno in Italia è legalmente riconosciuta la vendita di cannabis light, una tipologia di cannabis caratterizzata da un livello di THC molto bassi, marijuana light quindi, priva di effetti psicotropi.

                    Una vera rivoluzione. 

                    Questo vendita quindi, che non poteva non essere sostenuto dalla nostra produzione di packaging per cannabis light personalizzati. La grande richiesta di scatoline per canapa, espositori per cannabis store o hemp shop, ecc ha posto noi di Arti Grafiche 3G al primo posto nella produzione dedicata al confezionamento di prodotti a base di canapa tutto made in Italy.

                    Per il  packaging in cartone contattateci.

                    Possiamo personalizzare nella forma e nel colore il tuo packaging per cannabis light per dare un forte valore aggiunto al tuo prodotto a partire da pochi centesimi a scatola.

                    cit http://www.corriere.it

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