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Tag: “packaging”

Pantoni

Le funzioni del packaging

Le funzioni del packaging.

Le funzioni del packaging: spesso, quando si pensa alle scatole, ci si concentra solo su un aspetto.

C’è chi pensa alla forma, chi al materiale, chi alle misure, chi alla robustezza.

Solo il perfetto mix di tutti questi elementi ci offre un packaging all’altezza delle nostre reali aspettative.

E come si può davvero centrare questo obiettivo?

Bisogna avere ben presente le reali funzioni del packaging.

La prima funzione è quella di valorizzare il prodotto.

Per questo motivo il cliente può scegliere tra svariati modelli quello che valorizza maggiormente il suo prodotto.

Serve un efffetto wow? Allora la strategia può esser quella di affidarsi ad un cofanetto o ad una sleeve.

La seconfa funzione è quella di proteggere e accogliere il prodotto. Solo dopo una accurata analisi presso la nostra sede sapremo fornirvi diverse possibilità di risoluzione dei vostri problemi.

Scatola su misura?

La scatola deve essere fatta su misura invece troppo spesso ci si accontenta di prodotti standard.

Il prodotto non deve né ballare, né restare incastrato. Deve, in gergo tecnico, frizionare.

Questo farà sì che il prodotto abbia la giusta veste per restare comodo nella sua scatola ma anche che sia protetto.

Il packaging non deve esser visto com un costo ma come un investimento che può rafforzare il valore del proprio prodotto.

Partendo da una semplice telefonata o da una email avrete una consulenza iniziale completamente gratuita, fino alla prima concezione del vostro packaging.

Metteremo i nostri 50 anni di esperienza a vostra disposizione. Sarà un accompagnarvi per mano, nella scelta del vostro packaging ideale.

Quindi le funzioni del packaging sono svariate e diversificate  ma hanno un obiettivo comune.

Rendere appetibile, protetto e vendibile il tuo prodotto.

Contattaci ora per una telefonata senza impegno per farti aiutare a fare la giusta scelta in termini di qualità prezzo.

Scrivi o chiama! Troverai subito insieme a noi la soluzione

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    pnrr

    Carta e cartone cardini del PNRR e dell’economia circolare

    Carta e cartone sono i cardini del PNRR e dell’economia circolare. Lo afferma  il Piano nazionale di ripresa e resilienza ( il Pnrr) a cui ormai tutti i settori dell’economia fanno affidamento.  Ilsettore è giustamente ritenuto strategico è il frutto di un lungo lavoro sul terreno concreto del riciclo e della difesa dell’ambiente. Tutti gli sforzi negli ultimi decenni finalmente hanno avuto un risultato di rilievo a livello governativo.

    Risorse impegnate

    Carta e cartone sono i cardini del PNRR e dell’economia circolare

    Infatti  le risorse assegnate ammontano a 150 milioni di euro e rappresentano una grande opportunità per migliorare ulteriormente l’elevato livello di circolarità della filiera. Nel  comparto dell’imballaggio ha già superato gli obiettivi europei previsti per il 2030 (il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici sia nel 2020 sia nel 2021 ha superato l’85%, ovvero il target dell’Unione Europea) D’altronde , si tratta  di una realtà consolidata: nel 2021 sono state raccolte e avviate a riciclo oltre 3,5 milioni di tonnellate di carta e cartone. Grazie all’impegno dei cittadini e all’efficienza del segmento cartario tutelato e garantito da Comieco. È interessante notare che le persone stanno apprezzando la sempre maggiore diffusione della raccolta differenziata, un’abitudine ormai consolidata per le aziende, le  famiglie e la collettività intesa anche come amministrazione pubblica. Un segnale forte e chiaro, come detto, di consapevolezza culturale e della necessità di un rapporto diverso con le abitudini di consumo e la tutela dell’ambiente.

    In conclusione

    È quindi evidente che il Pnrr rappresenta l’opportunità per rafforzare ulteriormente l’attività di riciclo della filiera cartaria. Un tessuto economico e produttivo che investe, innova, fa ricerca. E che ha presentato una serie di idee e progettualità tradotte in concreto, ammesse nella proposta di graduatoria per i finanziamenti previsti. I progetti selezionati sono 75 e oltre il 40% fra loro riguarda l’area centro-sud del Paese: per la precisione 32 interessano il Sud, 18 il Centro e 25 il Nord; la maggior parte – più del 50% – è stata presentata da impianti di gestione dei rifiuti, circa il 30% dei progetti invece è stato proposto da cartiere e cartotecniche. Il tutto in linea con l’obiettivo del Piano nazionale di ripresa e resilienza che ha destinato il 60% delle risorse all’area meridionale dell’Italia per dare ulteriore impulso di crescita anche dal punto di vista degli impianti e quindi con una impronta infrastrutturale che non può che essere utile.
    I temi, tra l’altro, saranno oggetto di approfondimento ad Ecomondo, la fiera per la transizione ecologica che si svolgerò dall’8 all’11 novembre a Rimini. .

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      L’impatto ambientale del packaging

      L’impatto ambientale del packaging è un fattore che influenza il 43% dei consumatori nella scelta dei prodotti alimentari. Il 48% dichiara infatti  di non acquistare prodotti che presentano eccesso di imballaggi. Il 22% di aver ridotto l’acquisto di prodotti con imballaggio in plastica, il 23% di aver aumentato l’acquisto di prodotti sfusi.

      I consumatori cercano packaging  più ecosostenibili, ma il 41% non è disposto a pagare di più. A questi si aggiunge un ulteriore 26% che dichiara una disponibilità scarsa a sostenere un differenziale. Questo perché per il 99% dei consumatori è un dovere dell’industria e dei retailer produrre un impegno a proporre packaging a minor impatto ambientale.

      I dati
      Sono i principali dati dell’indagine Nomisma dell’Osservatorio Packaging del Largo Consumo, dedicati alle tendenze in tema di acquisto e consumo sostenibile, presentati al Forum Internazionale sulla sostenibilità della produzione industriale Packaging speaks green promosso da Ucima e Fondazione Fico , che si è tenuto il 20 e 21 febbraio a Bologna.

      Dall’indagine si evince  che in ambito food & beverage la sostenibilità del prodotto (prodotti eco-friendly, a basso impatto ambientale…) rappresenta oggi il secondo fattore (36% delle indicazioni) come driver di acquisto principale, dopo la qualità del prodotto (44% dei responsabili acquisti).

      Ma quali sono le caratteristiche   che per il consumatore rendono sostenibile un prodotto?Qual’è l’impatto ambientale del packaging?  Essere biologico (42% dei responsabili acquisto individua il marchio bio come principale espressione di sostenibilità), avere una confezione fatta con materiali riciclati o a basso impatto ambientale (37%), derivare da un processo produttivo che utilizza fonti rinnovabili (31%) o con basso consumo di energia/acqua (18%), che garantisce il giusto reddito a chi lo produce (24%).

      Se volete un preventivo per del packaging eco-sostenibile ed eco- compatibile

      contattateci!!

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        scatola per canapa sativa

        Infiorescenza di canapa Light.

        Packaging cannabis light

        Un mercato in espansione.. possiamo realizzare il packaging personalizzato per i vostri prodotti.

        Dal Corriere delle Sera:

        “Forse, un giorno, fumeranno il calumet della pace, ma è singolare che in provincia di Varese i due imprenditori più avanti nel mercato della cannabis legale siano due ex amici che hanno visto finire la loro storia d’affari nel sangue. Dopo l’abisso, per entrambi c’è stata la rinascita e da qui si parte per raccontare la loro storia. I protagonisti sono Giovanni e Marco: il primo oggi è uno degli sviluppatori del marchio Legal Weed, uno dei progetti che stanno nascendo nel mercato miracoloso della canapa legale in Italia; il secondo è un agronomo, negoziante e consulente nello sviluppo della ricerca sui semi per la cannabis legale.

        Accade tutto nel piccolo paese di Orino, nell’ufficio di Marco Moscatelli, 41 anni, che è anche presidente della Pro Loco. Uno che aveva visto giusto e aveva avviato un progetto di coltivazione tra i prati del posto, con l’aiuto anche delle scuole, in cui mostrava com’era possibile che esistesse una canapa buona, adatta a usi artigianali e ornamentali. Qualche screzio sugli incassi di un’altra loro attività, poi un giorno il «chiarimento»: botte, calci, ferite reciproche, e un colpo di taglierino lungo il collo che Marco sferra a Giovanni Rossi, 35 anni, il socio. Marco lo porta in ospedale, a Cittiglio, va in carcere per tentato omicidio, patteggia a 4 anni, esce di prigione e la vita ricomincia.

        Canapa sativa

        Cambio di scena, tre anni dopo. Giovanni Rossi, il ferito, oggi è guarito. Lavora a Gavirate, ha quattro soci e con la sua azienda coltiva, in particolare, la tisana fior di canapa: «Ha un principio attivo bassissimo, dello 0,01 — racconta —. È praticamente nullo e vendiamo la tisana nei formati da 20, 10 e 5 grammi. Fa bene, rilassa e piace». Il mercato sta esplodendo, dicono gli esperti, sfruttando la legge che consente la coltivazione di piante sotto lo 0,6 di Thc (il principio attivo della cannabis), ma che non spiega come debba essere poi utilizzata la canapa. In teoria tutti parlano di vendita per uso tecnico. Basta non mangiarla e non accenderla per combustione.

         Investimento

        «Ho aperto l’azienda con un investimento di 20 mila euro più altri 40 mila raccolti dai clienti che hanno effettuato dei preordini», prosegue r Giovanni Rossi. «Con le tisane stiamo facendo il salto di qualità, il fatturato supera il milione di euro e vendiamo in tutta Italia. Inoltre creiamo lavoro: ho 15 dipendenti e 120 persone che ruotano nell’indotto. Il mercato sta crescendo e il nostro prossimo passo sarà aprire un marchio in franchising».

        Non mancano i contrattempi. Giovanni Rossi, due mesi fa ha comprato della cannabis light in Svizzera. È giunto in dogana, ha mostrato la bolla e il prodotto, ma la Guardia di finanza si è insospettita. Lo ha seguito fino a casa, gli ha sequestrato 114 chili di piante. Ci sono state analisi e ricorsi: tutto era a norma, il Thc era nei limiti e il giudice non ha convalidato il sequestro. I sospetti in dogana nascono da un equivoco: i limiti di principio attivo consentiti in una pianta, in Svizzera, sono più alti rispetto all’Italia.

         

        Lavoro con aziende, faccio formazione ai piccoli agricoltori. Coltivo, ho i campi e le serre, ma in negozio vendo le sementi, le piantine o anche le lampade per consentire la crescita indoor». Di quello che è accaduto due anni fa parla poco. «È acqua passata, non mi disturba che anche Rossi si occupi di questo mercato, ma ormai siamo in due mondi diversi». La cannabis light sta ridando a entrambi una prospettiva dopo una terribile avventura. «Tempo fa fondai un negozio che si chiamava Semi Matti — aggiunge Moscatelli —, sono un pioniere del settore che oggi, in Italia, ha

        superato i 400 punti vendita. La clientela ha tra i 30 e i 50 anni, tante donne e non c’entra nulla con la droga. Chi si vuole sballare la compra da altri parti».”

        Dallo scorso anno in Italia è legalmente riconosciuta la vendita di cannabis light, una tipologia di cannabis caratterizzata da un livello di THC molto bassi, marijuana light quindi, priva di effetti psicotropi.

        Una vera rivoluzione. 

        Questo vendita quindi, che non poteva non essere sostenuto dalla nostra produzione di packaging per cannabis light personalizzati. La grande richiesta di scatoline per canapa, espositori per cannabis store o hemp shop, ecc ha posto noi di Arti Grafiche 3G al primo posto nella produzione dedicata al confezionamento di prodotti a base di canapa tutto made in Italy.

        Per il  packaging in cartone contattateci.

        Possiamo personalizzare nella forma e nel colore il tuo packaging per cannabis light per dare un forte valore aggiunto al tuo prodotto a partire da pochi centesimi a scatola.

        cit http://www.corriere.it

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